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I partigiani del '45.............................
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albert

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italy
MessaggioInviato: 14 Ott 2013 22:31:16    Oggetto:  I partigiani del '45.............................
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“Sulla base delle Convenzioni de L'Aja del 1899 e del 1907 sulla guerra terrestre, il Diritto Internazionale riconosce la qualifica di legittimo combattente ai militari delle Forze Armate regolari di uno Stato belligerante, purché:
a) indossino una uniforme conosciuta dal nemico;
b) portino apertamente le armi;
c) dipendano da ufficiali responsabili in toto dei loro atti;
d) dimostrino di rispettare le leggi e gli usi di guerra quivi sanciti.
Gli illegittimi combattenti che non rispettano queste clausole vengono sottoposti alla pena capitale.
Nella guerra terrestre i franchi tiratori che operano nelle retrovie nemiche, vengono passati per le armi in caso di cattura, lo stesso dicasi per i sabotatori”.


“Secondo il Diritto Internazionale, la rappresaglia si qualifica innanzitutto come atto legittimo, essendo fondamentalmente una “sanzione”, cioè una reazione all'atto illecito e non un mero atto lecito, la cui liceità deriva dall'esistenza di un precedente atto illecito.
Poiché la rappresaglia si pone come “risposta” ad un illecito, per essere legittima deve obbedire a due condizioni: vi deve essere stata lesione di un diritto o di un interesse giuridico dello Stato autore e deve essere mancata la riparazione.
La scelta delle misure da infliggere spetta allo Stato offeso, che, prima di passare all'azione, deve assicurarsi che l'offensore non voglia riparare il danno.
Compiuto inutilmente questo passo, potrà applicare le misure che meglio crederà uniformando però la sua condotta alle condizioni di legittimità che abbiamo sopra esposte.
La rappresaglia è, cioè, un atto di violenza isolato nel tempo e nello spazio, avente lo scopo di imporre il rispetto del diritto in relazione ad una violazione subita, sì che deve cessare appena riparata l'offesa. La nostra legge di guerra, approvata con R.D. 8-VII-1938 n. 1415, regola poi la materia delle ritorsioni e delle rappresaglie in tempo di guerra con gli art.: 8-9-10, All. A.





Dal nuovo “Diritto Internazionale”: “L’art. 33 della IV Convenzione di Ginevra del 1949, in deroga a quanto prima era consentito dall'art. 50 dei regolamenti del L'Aja del 1899 e del 1907, proibisce in modo tassativo le misure di repressione collettiva.

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MessaggioInviato: 14 Ott 2013 22:31:16    Oggetto: Adv






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MessaggioInviato: 15 Ott 2013 11:52:13    Oggetto:  
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Tutte le guerre di tutte le epoche, dall’età del ferro ai primi del ‘900, si sono distinte per “stragi di civili” quasi sempre più “provocatorie” che realmente “utili al fine della guerra”: con l’avvento delle armi più moderne e quindi altamente distruttive, e della possibilità, con i nuovi mezzi i trasporto, di coinvolgere in una guerra non solo popolazioni contigue, ma addirittura “mondiali” (fino a pochi anni prima era impensabile che un inglese potesse “fare guerra” con un giapponese), tutto il mondo civile sentì l’esigenza di iniziare a “regolamentare”, nel limite del possibile, anche le guerre e le loro conseguenze.

Nel 1899 e nel 1907 tutti gli stati civili si riunirono all’Aia per stabilire le “regole di guerra” da inserire all’interno del cosiddetto “Diritto Internazionale”.

Il concetto di base fu che la guerra “doveva essere una cosa tra eserciti” e che la “gente comune”, al contrario del triste passato, anche recente, doveva essere colpita il meno possibile, e solo in determinate situazioni di emergenza che dovevano essere note a tutti a priori per poter essere accuratamente evitate a tutti.

Per poter limitare il più possibile la “guerra” ai soldati consapevoli di ciò che stavano facendo (anzi, “pagati per questo”), si decise unanimemente di considerare “abilitati alla guerra” tutti e solo gli individui che “fossero in uniforme”, quindi riconoscibili (soprattutto assolutamente non confondibili coi “civili”) a tutti.

Quindi qualunque azione di guerra di qualunque tipo doveva riguardare solo “un esercito blu” e un “esercito bianco” da tempo addestrati allo scopo, i “civili bianchi” e i “civili blu” potevano decidere se “starne completamente fuori”, nel qual caso rimanevano, appunto, in abiti civili, o se “entrare in guerra”, nel qual caso passavano da “civili” a “militari” solo nel momento in cui ottenevano la “divisa” (bianca o blu a seconda della loro scelta di parte).

Fino ad un minuto prima di indossare la divisa, l’individuo era un civile che non poteva assolutamente partecipare in alcun modo alla guerra, pena in alcuni casi “lievi” la carcerazione, in quelli più gravi la fucilazione (“lievi” e “gravi” prestabiliti dal Diritto Internazionale).

Da un minuto dopo aver indossato la divisa, l’individuo diveniva “militare” e quindi perdeva istantaneamente tutti i “diritti/doveri civili” per assumere immediatamente quelli “militari”, pena, anche in questo caso, carcerazione per mancanze “lievi” o fucilazione per quelle “gravi” (“lievi” e “gravi” prestabilite dal Diritto Internazionale).

Purtroppo le convenzioni di inizio secolo non furono in grado di prevedere armi di distruzione di massa, come i gas velenosi, che di lì a poco fecero la loro comparsa nella prima guerra mondiale, causando, secondo alcuni storici, milioni di morti ed invalidi: a fine guerra anche queste “nuove armi” vennero definitive bandite dal nuovo aggiornamento del Diritto Internazionale.

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MessaggioInviato: 15 Ott 2013 11:53:41    Oggetto:  
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Le regole di cui sopra, erano note a quasi tutti gli abitanti di tutti i paesi che parteciparono alla seconda guerra mondiale: secondo alcuni storici, ne erano a conoscenza nel 1943 in Italia circa il 95% dei civili e il 100% dei militari.

In Italia, la maggioranza bulgara dei cosiddetti “partigiani della resistenza” furono militari partiti cantando inni al duce (la loro luce) quando, nel ’42, i panzer entravano come un coltello caldo nel burro in tutti i fronti europei ed africani, ma che a fine ’43 – inizio ’44 fuggirono dai vari fronti un po’ perché abbandonati al loro destino e senza ordini dalla patria (e ancor meno rinforzi e rifornimenti), un po’ perché stavamo perdendo su tutti i fronti quando “si sapeva chi comandava”, figuriamoci dove saremmo finiti quando tutti gli ordini arrivavano “doppi” (e quasi sempre “opposti”)……

Essendo quasi tutti militari “freschi di guerra”, i “partigiani della resistenza” erano quindi tutti perfettamente a conoscenza delle regole di guerra del Diritto Internazionale, quindi consapevoli di avere, al ritorno con la coda tra le gambe sul suolo italiano “nord gotica”, tre sole alternative: la prima, evitare in extremis il cappio dei traditori arruolandosi nell’esercito della RSI (=scelta militare, con tutti i diritti e doveri sanciti dal Diritto Internazionale di cui sopra), la seconda, unirsi agli Alleati e indossare “l’altra” uniforme (con stessi identici diritti e doveri del caso-RSI), oppure “darsi al brigantaggio” in attesa di vedere chi la spuntava sulla Gotica, in quest’ultimo caso ben consapevoli di tutte le conseguenze che qualunque loro “atto militare, ma senza regolare divisa” avrebbe inevitabilmente coinvolto gravemente loro stessi e, nei suddetti casi particolari, anche l’intera popolazione civile.

In altre parole erano perfettamente consapevoli che, nel caso in cui, pur non essendo “militari regolari”, avessero partecipato a qualunque azione di guerra di qualunque tipo, ove catturati sarebbero stati fucilati all’istante.

Erano anche perfettamente consapevoli che, ove non catturati, avrebbero causato l’inizio della “procedura” codificata dal Diritto Internazionale nei confronti della popolazione civile, ossia “adeguato preavviso” per il “riparo del danno” (ossia i non-militari resisi protagonisti dell’illecita azione militare si consegnavano alle autorità locali per essere fucilati), oppure al loro posto venivano fucilati i civili.

I tedeschi erano i più “umani”/”cavalieri” in queste azioni di rappresaglia, poiché prima concedevano tempi medi di 24-48 ore ai non-militari per consegnarsi al plotone di esecuzione, poi, in caso di non-consegna, fucilavano mediamente “solo” tra i 5 e i 10 civili per ciascuna vittima causata dai non-militari ai militari “veri” teutonici.

I russi, ad esempio, per essere sicuri di poter pulire etnicamente la zona (tipo i paesi baltici… col risultato che settant’anni dopo i cestisti lituani girano con le svastiche nei borsoni agli europei di basket….), concedevano mediamente un paio d’ore di preavviso, poi fucilavano tra i 50 ed i 100 civili per ciascun loro militare “vero” caduto per mano dei “tarocchi”.

Al secondo posto gli inglesi, la cui “media” nelle fucilazioni di civili in africa ed asia risultava, sempre per motivi di pulizia etnica, stranamente tre volte più elevata di quelle utilizzate, ad esempio, nelle Ardenne con i “collaborazionisti” che preferivano la svastica al tricolore di De Gaulle.

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MessaggioInviato: 15 Ott 2013 11:55:14    Oggetto:  
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Nel settembre 1944, per un civile di Marzabotto e dintorni che, stanco della vita, avesse voluto farsi fucilare dai tedeschi, esisteva una sola possibilità: sperare primo, che un traditore del fronte del Don, vestito da civile, sparasse alle spalle da traditore ad un tedesco, secondo, che il doppio traditore lasciasse passare 24-48 ore senza consegnarsi alla giustizia, terzo che i tedeschi decidessero di passare alla rappresaglia “pratica” (accadeva più o meno il 50% delle volte), quarto, per ragioni statistiche che i tedeschi si sentissero per un attimo un po’ russi (al limite inglesi), quinto ed ultimo che lui fosse tra i sorteggiati.

Per sua immensa fortuna, le occasioni abbondavano, poiché tra le basse ma impervie montagne del primo appennino bolognese, si rifugiava nell’estate del ’44 la mitica Stella Rossa, una formazione di oltre 1500 traditori di tutti i fronti, che, armati fino ai denti, pur stazionando per mesi in una millimetrica “sacca” tra svastiche e stars and stripes, riuscirono chirurgicamente ad evitare ogni tipo di “scontro” con entrambi gli eserciti “veri”, preferendo briganteggiare nei poderi della zona seppellendo vivi i maschi della famiglia mentre le donne dai 10 anni in su (mica sempre) venivano “passate per le armi”, prima quelle non metalliche.

La seconda specialità di questi ubriaconi che pochi mesi prima cantavano tutti inni al duce (la loro luce) partendo per tutti i fronti, ma che poi se l’erano data a gambe quando scoprirono che anche gli “altri” avevano i fucili (e li usavano pure), era quella del “tiro al tedesco (purchè isolato e rigorosamente di spalle)”.

Non si hanno notizie di ubriaconi della Stella Rossa che, dopo il tiro al tedesco (isolato, perché già contro 4 o 5, i 1500 scappavano stile Don….), si siano consegnati al nemico (questa volta casualmente con la svastica, perché a volte si sparava anche su quelli con le stars and stripes….) per evitare la più prevista (e internazionalmente utilizzata, accettata e codificata) ritorsione.

Ad esempio, in due diversi libri di due parroci della zona, si riporta il caso di due soldati tedeschi che a Rioveggio (sotto monte sole) vennero uccisi, rigorosamente a tradimento e alle spalle, mentre stavano ridendo e scherzando con due ragazze del luogo: gli assassini, briganti della stella rossa e, prima della guerra, abitanti della frazione a fianco, prima stuprarono le due “amiche d’infanzia”, poi il giorno dopo entrarono con i mitra in pugno nelle case delle due frazioni minacciandone gli abitanti, poi assistettero ridendo e cantando inni al duce ed al fuhrer sia al “sorteggio” degli 11 compaesani innocenti che avrebbero pagato al loro posto, poi alla loro esecuzione.

Pochi giorni dopo e pochi km “sopra”, al “Gabbiano” (frazione di Monzuno), due tedeschi stavano acquistando, come sempre, uova e altri prodotti dai contadini del paesino, vennero presi a tradimento (ma vah…) da una decina di ubriaconi della stella rossa, comandati da “Aeroplano”: i paesani le tentarono tutte per salvare la vita dei due militari (veri), i briganti fecero capire alle 3 giovanissime presenti quale fosse l’unico modo per salvarli, loro inizialmente si rifiutarono, ed un colpo di pistola spappolò subito le cervella del primo militare (vero), mentre il secondo veniva inchiodato con pugnali e paletti di legno al terreno nella “posizione del Cristo”.

Quando gli animali ebbero finito con le 3 giovanissime martiri, ne ferirono una di striscio ad una gamba “a monito” per tutti gli altri: nonostante la “promessa”, il superstite doveva morire di sete inchiodato al terreno….. e così fu…..

Il racconto è di Don Alfredo Carboni, parroco “della valle di fianco”, dove si rifugiarono alcuni dei testimoni del fatto per sfuggire alle successive minacce e ritorsioni.

O forse perché sapevano che, pochi mesi dopo, il peggiore dei 10 sarebbe ovviamente diventato un importante uomo politico del PCI locale…….

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MessaggioInviato: 17 Ott 2013 17:00:17    Oggetto:  
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Riassunto delle puntate precedenti: se nell’estate del ’44 un “civile” dei dintorni di Marzabotto, primo appennino bolognese, stanco della vita, avesse voluto togliersela, la soluzione statisticamente più improbabile che potesse trovare al suo problema era quella di farsi fucilare dai tedeschi.

E questo per due ordini di motivi, il primario di diritto internazionale, il secondario di carattere “affettivo”.

I teutonici, come loro natura, anche in questioni di diritto internazionale erano molto più “rigorosi” della media, quindi per le convenzioni de L’Aja di inizio secolo, per loro la guerra “era rigorosamente una cosa tra militari regolari”, quindi per un civile era impossibile farsi seccare da un militare tedesco.

Per il Diritto Internazionale vi era una sola possibilità, molto complessa e quindi molto remota, per un civile di farsi ammazzare dai militari tedeschi nell’estate del ‘44: trovare un altro civile abbastanza cretino da ammazzare un militare tedesco, nonostante il Diritto Internazionale imponesse in tal caso la fucilazione immediata dell’assassino.

A quel punto l’assassino, oltre che molto, molto cretino, doveva essere anche molto, molto vigliacco, poiché il Diritto Internazionale prevedeva ritorsioni su altri civili, solo nella remotissima ipotesi in cui l’assassino, re dei codardi, non si fosse costituito per pagare il proprio debito con la giustizia, nonostante un adeguato e pubblico preavviso in tal senso.

Solo in tale remotissimo caso il Diritto Internazionale prevedeva, anzi, codificava il cosiddetto “diritto di rappresaglia”, ossia la possibilità di “farla pagare ad altri (civili)” che non fossero l’assassino vero.

“Quanti altri” non venne codificato in nessuna pagina del Diritto Internazionale, poiché nessuno all’Aja poteva anche solo lontanamente immaginare che sulla faccia della terra potesse esistere un civile così cretino, ma così cretino da sparare ad un militare di un esercito organizzato, e in seguito così vigliacco, ma così vigliacco, da non pagare il prezzo del proprio reato: storicamente i tedeschi furono i più “umani” in queste ritorsioni, uccidendo “solo” dai 5 ai 10 civili per ogni militare regolare teutonico assassinato da civile “locale”, all’estremo opposto ovviamente i russi, la cui ritorsione stazionò tra i 50 e i 100 civili “giustiziati” per militare russo caduto per opera di altri civili, come nei paesi baltici quando fu evidente che tutti, ma proprio tutti i locali vedevano il ritorno dalla svastica alla falce e martello come una maledizione divina, più che una liberazione (tant’è che a quarant’anni di distanza i nazionali lituani di basket cuciono le svastiche sui loro borsoni dei campionati europei 2013, non certo le falci e martello…..).

Per immensa, storica fortuna del nostro amico aspirante suicida dei dintorni di Marzabotto, in quell’estate del ’44 stavano tornando con la coda tra le gambe dai vari fronti della guerra quei cretini, ma così cretini, da essere partiti pochi mesi prima, tra inni di gioia per il duce, a spezzare le reni alla Grecia (e tante altre), codardi, ma così codardi da darsela a gambe non appena scoprirono che anche le reni avevano i fucili: questi campioni di stupidità e codardia, tornati nell’italia nord-gotica, vennero ovviamente accolti come si confà ai traditori, ossia a corda e sapone, quindi, troppo cretini e codardi per raggiungere in poche ore la gotica per aiutare le stars and stripes a liberarci dai tedeschi, passarono mesi e mesi “per i fatti loro” ad evitare chirurgicamente lo scontro “vero” con i due contrapposti eserciti “veri”, in attesa di vedere chi la spuntasse alla fine dei giochi, per salire, come da italica consuetudine, sul carro dei vincitori.

Nel primo appennino bolognese, i traditori del Don e degli altri fronti si riunirono in oltre 1500 armati fino ai denti nella cosiddetta “Stella Rossa”, un manipolo di briganti ed ubriaconi che dovevano pur mangiare (e soprattutto bere) mentre aspettavano di vedere chi vinceva la guerra.

Per fortuna del nostro amico aspirante suicida, questi briganti, al terzo litro di grappa (rubata al contadino mentre altri facevano a turno a ripassarsi moglie e figlie), ogni tanto trovavano addirittura il coraggio per sparare in 10 ad un militare tedesco, rigorosamente isolato, rigorosamente di spalle, ma ovviamente mai quello di presentarsi al successivo preavviso internazionalmente codificato di rappresaglia.

I soldati tedeschi locali, dopo aver “chiuso un occhio” in più di una occasione a causa del motivo “affettivo/sentimentale” di cui sopra (bologna era stata la città d’italia più fedele al duce per oltre un ventennio, e in seguito alle svastiche, tant’è che la prima “azione partigiana rossa” in assoluto fu una molotov difettosa…. lanciata da uno venuto da bari….. il 18 gennaio del 1944…….), e dopo aver limitato costantemente a 5, massimo 10 civili fucilati per militare tedesco ammazzato alle spalle dagli ubriaconi, quando fu chiaro nel settembre del ’44 che la gotica stesse cedendo e che gli americani sarebbero scesi in pianura dalle valli del reno e del setta, decisero di occupare militarmente in fretta e a qualunque costo la cresta di monte sole, a picco sulle due valli d’accesso a bologna, e ne diedero congruo preavviso alla popolazione addirittura sulle pagine del resto del carlino, il quotidiano locale letto in tutti i bar e le parrocchie (ossia dove c’era una speranza di trovare qualcuno che sapesse leggere) dell’intera provincia, annuncio seguito da migliaia di volantini appesi alle case della zona.

Quando la più preannunciata delle operazioni militari portò circa 700 soldati tedeschi in zona-sgombero, questi, anziché trovare oltre 1500 partigiani comunisti armati fino ai denti e assetati di sangue, ma zero “civili veri”, a sorpresa trovarono al contrario solo 9 briganti della stella rossa troppo ubriachi per fuggire (gli unici “partigiani” a morire in giorni e giorni di operazioni), e migliaia di contadini convinti che i 1500 “eroi” (…..) avrebbero spazzato via in mezzoretta i 700 “traslocatori”….. quindi potevano stare tranquilli nelle loro case….. a mangiare polenta…..

Per la verità gli “eroi” morti alla fine furono 10 e non 9, perché il capo storico della stella rossa, mario musolesi detto “lupo”, venne ritrovato in seguito crivellato (rigorosamente alle spalle) di proiettili non tedeschi, poiché aveva osato proporre di spartire solo a guerra finita il bottino regalato loro dalle SS a patto che non ostacolassero le operazioni naziste in zona…. Ma evidentemente qualcuno aveva più fretta di lui, poiché di quei 3 o 4 carretti stracolmi d’oro tedesco che arrancavano su per monte sole mentre i contadini morivano sotto le raffiche di mitra, non se ne seppe mai più nulla……..

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italy
MessaggioInviato: 17 Ott 2013 17:01:42    Oggetto:  
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Al momento della “morte” del fascismo, il 25 luglio 1943, secondo tutti gli storici anglosassoni, in Italia, i partigiani “di tutti i colori” erano intorno alle 400 unità su una popolazione di oltre 40 milioni di abitanti, ossia solo un italiano si 100.000 si era accorto di vivere da oltre vent’anni in un tremendo regime da combattere.

Di quei 400, solo 8 (otto) erano i bolognesi, tutti “bianchi”, capeggiati da colui che gli inglesi chiamavano l’aquila reale, gli americani l’aquila bianca: infatti, quando i partigiani “rossi” vollero per la prima volta dare un segnale della propria esistenza a bologna, dovettero far arrivare uno dalla puglia per lanciare una bomba molotov difettosa contro il comando tedesco di villa spada, zona attuale stadio, il 18 gennaio del 1944, ossia ad oltre 22 anni dalla nascita del fascismo e ad uno e mezzo dalla sua morte.

I tedeschi non organizzarono né alcuna rappresaglia (il Diritto Internazionale non glielo consentiva, non essendo rimasto ucciso alcun militare) né altre “ritorsioni, perché, appunto, ad oltre 22 anni dalla nascita del terribile regime, a bologna i “rossi”, se esistevano, non se ne era accorto proprio nessuno….

Anzi, i bolognesi furono così schifati dal “vile attentato”, che regalarono applausi a tonnellate al giornalista più nazista del resto del carlino, che aveva subito stigmatizzato l’evento, riconducendolo a “porci pagati dai porci ebrei” per integrare sul territorio l’attacco aereo che tutte le notti “pippo, il terrore dei cieli” portava ai fedelissimi bolognesi, bombardandoli a causa di tale fedeltà con esplosivi pagati dai porci ebrei.

Eh sì, i bolognesi hanno sempre avuto storicamente la sindrome da Berlusconi, ossia si sono sempre trovati parecchio uniti nel concentrare tutte le “colpe” dell’umanità su un singolo “soggetto” da eliminare in un qualunque modo, riconducendo ossessivamente a tale ”soggetto” tutte le responsabilità di tutti gli eventi, anche i più “scollegati” possibile, anche i più giustificati da altre banali situazioni…. Come se i bombardieri mirassero ai quattro bambini rimasti in città anziché essere “sfollati” nell’hinterland, piuttosto che mirare ai depositi che rifornivano tutti i giorni la gotica causando gravissime perdite agli alleati…….

Ma poi alla fine i bolognesi si sono sempre salvati in corner ai tempi supplementari con un istantaneo voltafaccia senza rimorsi o rimpianti: e così il più nazista dei giornalisti del carlino, che ancora nell’estate del ’44 scriveva simili vaccate e per queste riceveva lasciti in denaro direttamente dal fuhrer, nell’aprile del ’45 rientrava a bologna da un convento dell’appennino con una bandiera a stelle e strisce al collo, tra due ali di concittadini che il giorno prima con la camicia nera acclamavano unanimemente le SS “che li stavano difendendo fino all’ultimo dagli sporchi ebrei”, e che il giorno dopo, con la camicia rossa, applaudivano unanimemente coloro che gli avevano appena liberati da coloro che fino al giorno prima sparavano a vista sui liberatori…………………..

E così fu una gara a chi entrava per primo da “liberatore” nella “mitica” bologna, gara durissima tra giornalisti nazisti fino all’ultimo, di nome Enzo Biagi, e traditori codardi appena rientrati da fallimentari imperi fascisti, il cui unico punto di contatto era la vitale necessità che nessuno si ricordasse di dove fossero tutti loro fino a 6 mesi prima…….. e per oltre 22 anni consecutivi…….

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Spostato: 13 Feb 2014 10:33:32 da albert
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